Coronavirus, le richieste degli operatori orafi

Il settore orafo da settimane è messo a dura prova. L’emergenza sanitaria del Covid -19 ha cambiato lo scenario nazionale ed internazionale. Federpreziosi ha realizzato uno studio che ha visto il coinvolgimento di 500 operatori orafi. Obiettivo dell’indagine è stato quello di raccogliere dati utili per supportare Confcommercio nel confronto con le istituzioni. Le aziende hanno espresso, attraverso un questionario on line, la loro preoccupazione per gli effetti di questa emergenza sanitaria e per gli inevitabili danni economici.

La prima urgente richiesta è stata la sospensione dei pagamenti IRPEF, INPS e INAIL, misura ritenuta indispensabile da circa il 71% del campione di operatori orafi italiani che hanno partecipato alla rilevazione.

A seguire, con circa dieci punti percentuali di distacco (59,9%), sono considerati fondamentali gli stanziamenti per l’assegnazione di contributi straordinari per il sostegno alle imprese, la proroga dei versamenti dei tributi locali per tutti i territori e tutte le categorie (58,2%), agevolazioni per favorire la liquidità delle imprese e moratoria per le prossime scadenze delle rate su finanziamenti e leasing (53,7%).

Il 52,5% ritiene pressoché inevitabile la dichiarazione di stato di calamità per tutto il Paese e per tutti i settori e conseguente estensione a tutto il territorio dei provvedimenti a sostegno delle zone rosse. Parallelamente si ritiene necessaria una forte spinta al commercio e all’immagine dell’Italia nel mondo, con iniziative di promozione nazionale e internazionale del Made in Italy (44,7%). Altri provvedimenti considerati più che opportuni sono: l’istituzione di un fondo di integrazione e cassa in deroga anche per le micro e piccole imprese del terziario (36,4%) e abolizione dei limiti introdotti dalla Legge Finanziaria del 30 dicembre 2019 per l’accesso e/o la permanenza nel regime fiscale “forfettario” e ripristinare i requisiti precedenti (25,3%).

Il campione di operatori che ha dato il suo contributo nel definire un primo quadro della situazione è costituito per l’83% da aziende al dettaglio, circa l’8,5% da aziende di fabbricazione e il restante 8,5 % da grossisti e altri tipi di impresa. Si tratta di micro e piccolissime imprese, per il 55,3% composte da un unico dipendente e che, per il 41%, possono invece contare fino a dieci dipendenti.

A tutti è stato, infine, chiesto di determinare in via generale il calo delle vendite stimato in percentuale riferito alla propria attività dal 22 febbraio fino alla data di compilazione del formulario (ore 16 del 9 marzo) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Il 26,3% ha dichiarato un crollo del 40-50%, il 19,5% dal 30 al 40%, mentre un altro 19,1% ha risentito di una riduzione di circa il 20-30%.

Tra le riflessioni libere espresse dagli operatori, da rilevare la necessità di un ripensamento strategico e su ampia scala di azioni a sostegno del commercio di vicinato come segno di rilancio di interi centri storici e di sostegno relazionale e sociale.

Ma Federpreziosi non si ferma qui e domani, 13 marzo, darà il via ad una nuova indagine.